Prendiamocela con più calma
In questo articolo vorrei soffermarmi sul concetto di azione e di re-azione. Tra le due c’è una grande differenza.
La re-azione è tipica del nostro essere animali, è istintuale, spesso incontrollata. Come esempio io l’associo al movimento automatico del ginocchio che si alza quando il martelletto lo colpisce.
A livello neuronale la maggiore responsabile delle nostre re-azioni è l’adrenalina, la sostanza chimica che lancia il comando “combatti o fuggi” (fight or flight). Indubbiamente nel mondo animale l’adrenalina è molto utile se non addirittura indispensabile per regolare gli equilibri di sopravvivenza in ambienti ostili. L’adrenalina disattiva alcune zone del cervello (quelle deputate all’analisi e alla razionalità) e predispone l’intero corpo alla lotta o alla fuga.
L’azione presuppone, invece, un comportamento ragionato e analizzato, più razionale che ci consente di operare in un certo modo solo dopo aver preso in considerazione tutti i fattori in gioco.
Questa sostanziale differenza tra azione e re-azione condiziona costantemente la nostra vita.
Immaginiamo di essere al lavoro e, appena arrivati, qualcuno ci aggredisce verbalmente, oppure il capo ci manda a chiamare per farci un rimprovero aspro. Che facciamo? Risposta: il più delle volte re-agiamo. La re-azione più comune e tipica che riscontro in questi casi è il mettersi sulla difensiva; a volte nelle aziende vedo gente che aggredisce, a sua volta, il suo interlocutore; spesso sento dare la colpa a qualcun’altro.
Fuggire o combattere? Le conseguenze della re-azione sono queste
Che fare? Come evitare di fare o dire la cosa sbagliata? Come controllare le proprie re-azioni e cercare, invece, di agire?
Come ormai sapete, in qualità di facilitatore di processi relazionali non mi piace dire alle persone quello che devono fare e dare soluzioni preordinate e impacchettate, perché ogni caso è a sé e ogni persona e situazione è diversa dalle altre.
Preferisco spiegare come avviene tutto ciò e far capire i meccanismi che regolano la re-azione, affinché ognuno possa interagire con il proprio sistema sensoriale ed emotivo per scegliere le contromisure più adeguate alla situazione.
Premetto, comunque, che spesso, nella nostra vita quotidiana, durante lo svolgimento delle nostre mansioni lavorative, non abbiamo il tempo per rallentare, riflettere, ma solo per re-agire. In generale, però, dovremmo sempre metterci in condizioni di analizzare la situazione prima di parlare o di passare all’azione.
Quindi, prendersela con calma e trovare il modo di farlo. La saggezza popolare dice conta fino a dieci….
Anche se non di frequente, leggo sui giornali di gente che si accoltella per una mancata precedenza non data in auto. O uccidere per uno scatto d’ira. Più di frequente, quante volte ci capita di mandare a quel paese un collega, di trattar male un proprio dipendente, o un cliente o un fornitore? Di alzare la voce, di urlare e a volte menare le mani? Di sbattere i pugni sul tavolo, di scaraventare a terra qualcosa e di romperla? Di chiudere con violenza il telefono? Come ci sentiamo dopo? Meglio? O peggio? Ma sfogarsi, serve?
Certamente, andare in piscina e farsi una cinquantina di vasche o fare una partita a calcetto ci consente di sfogarci senza conseguenze, anzi, l’attività fisica favorisce la produzione di dopamina la sostanza del buon umore. Picchiare qualcuno o mandarlo sonoramente a quel paese a volte determina una chiusura totale dei rapporti di relazione. Non funziona molto bene. E non so nemmeno se serve a livello emotivo. Il detto “quando ce vò, ce vò” spesso lascia strascichi non proprio benevoli.
Di sicuro conoscere i meccanismi e avere consapevolezza di cosa ci succede quando re-agiamo può aiutare molto a prevenire certe situazioni. E questo grazie a quell’istante in più che ci siamo presi per riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni e consentirci di salvare il posto di lavoro o un rapporto umano.
Quello che voglio spiegare oggi è il CIRCUITO DELL’EMOTIVITA’.
A fronte di un evento che si attiva dall’esterno o dall’interno di noi, la nostra struttura superficiale percettiva (fatta dai cinque sensi) registra l’evento. Può essere un suono, una parola o frase, un’immagine, un odore.
A questo punto il cervello ha una necessità: dare un significato all’evento. Ne ha bisogno perché, a seconda di ciò, deve decidere come re-agire. È una cosa pericolosa? O eccitante? È gusta o sbagliata? Per dare un significato all’evento, il cervello fa una ricerca trans derivazionale, ovvero cerca nel suo archivio qualcosa di simile da paragonare per analogia. E si costruisce una mappadell’evento, di ciò che ha appena percepito. Purtroppo il cervello, avendo molte cose da fare, tende a velocizzare i suoi processi mentali e non fa un’analisi analitica di tutto ciò che percepisce con i cinque sensi: spesso dà per scontate un sacco di cose ed evita di andare a fondosulle cose che capitano. Tende ad andare in automatico. Questo meccanismo è la base del pregiudizio.
Quindi, il cervello, una volta dato un significato all’evento fa scattare il K emozionale, che può consistere in una qualsiasi delle emozioni che conosciamo: rabbia, paura, ansia, terrore, gioia, felicità, fretta, furia , terrore, divertimento sfrenato.
Ecco, quindi, che da tutto ciò emerge la re-azione.
Vediamo, con un esempio pratico, quali sono i meccanismi che agiscono sulla padronanza di sé.
Es: il mio capo mi chiama nel suo ufficio e mi dice, urlando, che a causa mia abbiamo perso un cliente.
Ecco, in dettaglio, come funziona il circuito:

Evento attivante: il capo che urla e mi sgrida.
Struttura superficiale: sento alzare la voce, vedo la faccia del capo contratta dalla rabbia.
Mappa soggettiva: il cervello costruisce ciò che sta accadendo; assembla i vari pezzi percettivi e ne tira fuori una mappa, ovvero il mio capo che mi sgrida per qualcosa che ho fatto.
Ricerca trans derivazionale: il cervello deve dare un significato a ciò che sta accadendo: abbina la mappa a qualcosa che va a prendere nel suo archivio, un comportamento analogo. Ciò che ne esce avrà un suo significato. Ovvero, quando il mio capo urla c’è una punizione in arrivo.
Emozione (K): il significato fa scaturire una sensazione tipica di quella situazione: rabbia, ansia, paura gioia, sconcerto, terrore, ecc. Nel nostro caso, il mio capo che urla mi crea paura e ansia per le possibili conseguenze.
Re-azione: la sensazione emotiva genera un comportamento automatico che spesso è incontrollato: aggredire, scappare, mettersi sulla difensiva, urlare, picchiare. Nel nostro caso mi affretto a precisare che non è colpa mia ma del mio collega che non mi ha messo al corrente della tale cosa.
Tenete presente che dall’evento attivante alla re-azione il tempo che intercorre si misura in nanosecondi.
A questo punto la domanda è: una volta conosciuti i meccanismi, come evito di re-agire? Risposta: modificando i meccanismi! E ognuno dei passaggi è da me modificabile.
Posso consapevolmente, evitare di ascoltare ciò che mi scatena l’ira, o evitare di guardare quello che mi irrita.
Posso cambiare la mappa. Per esempio se ciò che vedo è un tipo che non mi dà la precedenza, invece di formarmi la mappa “persona che non rispetta le regole” posso creare la mappa “persona che ha urgenza di arrivare in ospedale”.
Posso cambiare il significato di ciò che vedo. Per esempio invece di “ecco un maleducato che urla con il vicino” (giudizio negativo) con “ecco una persona frustrata che non riesce a farsi capire” (giudizio comprensivo).
Posso, infine, cambiare l’emozione associata all’evento. Ad esempio se suonano alla porta invece di sentirmi infastidito perché qualcuno si presenta a casa mia senza avvertire posso sentirmi curioso di sapere chi è o addirittura felice del fatto che qualcuno mi viene a cercare.
Tutto ciò è possibile se siamo bravi a prenderci qual secondo in più per controllare i passaggi. Con pazienza, costanza e applicazione e nemmeno così difficile come sembra. Basta essere pienamente consapevoli dei meccanismi che regolano le nostre emozioni e imparare a regolarli e a modificarli a nostro piacere.
Sono a vostra disposizione per ascoltare i vostri racconti e per sapere se sarete riusciti a mettere in pratica.
Alla prossima!
Fdb

