Intelligenza Emotiva come “epicureismo”
In quanto coach sono molto attento alle tematiche empiriche. Un po’ meno a quelle teoriche. Eppure mi sono “imbattuto” in un libro teorico che rende divulgativa la filosofia. Leggendo e ripercorrendo le varie correnti filosofiche del tempo (siamo nel V secolo a.c.) ho scoperto che l’epicureismo è in qualche modo legato al concetto di Intelligenza Emotiva, coniato e diffuso dallo psicologo statunitense Daniel Goleman, ovvero:
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consapevolezza di sé
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gestione delle emozioni
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ricerca del benessere personale
Non è incredibile? Dopo più di 2500 anni rispunta un modus vivendi di un’altra epoca e di un altro contesto, totalmente diversi da quello contemporaneo, ma straordinariamente attuale e utile nella vita di tutti i giorni e nel benessere personale.
L’I.E., ovvero il concetto di come usare l’emotività con intelligenza, è un concetto a me, coach, molto caro. In ambito aziendale è fondamentale per avere performance di produttività personale di alto livello e spessore. Immaginiamo, nel nostro lavoro, di sapere come gestire prima e risolvere poi ogni problema, di fare la cosa giusta al momento giusto, di essere causativo (ovvero attivo e non passivo nel risolvere situazioni complesse), di fare la propria parte senza recriminare e fare paragoni con gli altri, di sapersi relazionare e creare empatia senza difficoltà.
Il lavoratore perfetto?
No, solo il lavoratore che usa l’emotività con intelligenza, che conta fino a 10 prima di parlare o agire con impulsività, che non sbraita e urla, ma usa l’autorevolezza per ottenere la collaborazione degli altri, che si assume sempre la responsabilità di ciò che fa.
Tutto ciò può avvenire a ogni livello gerarchico, dal dirigente aziendale all’ultimo dei magazzinieri assunti. Tutti insieme, in team, come in una barca a vela che naviga verso un obiettivo nella quale tutti dipendono da tutti e dove ognuno fa la sua parte?
Utopia?
No epicureismo dei giorni nostri! Parola di coach.

