Cos’è il coaching?
Parlando di crescita personale in questi anni come coach ho riscosso sempre più consensi e sono in costante aumento le persone che si rivolgono a me per risolvere questioni, problemi, fobie, paure e per rimuovere ostacoli emotivi che impediscono loro di stare bene e di raggiungere i loro obiettivi. L’ultima frontiera del coaching, di questi ultimi mesi, riguarda la profilazione individuale veloce.Perché sta avendo così tanto successo il coaching? Cosa succede durante le mie sessioni di coaching?
La sessione di coaching è solitamente individuale, però anche le mie sessioni formative in aula sono strutturate in modo da coinvolgere tutti i partecipanti in modo personalizzato, perché ogni partecipante ha il suo modo di ragionare, di vedere le cose, ha le sue regole, il suo mondo; oggigiorno non si può più fare formazione in modo massificato: ogni persona è una finestra sul suo mondo! E il suo mondo non può essere assimilato, confuso e paragonato a quello degli altri.
Durante le sessioni di coaching e di profilazione la prima cosa che faccio è ascoltare e capire il cliente. 12 anni di esperienza di coaching mi permettono di capire chi ho davanti in pochi minuti, perché analizzo le parole e le frasi che usa e in che sequenza articola le frasi, cerco i segnali del corpo che mi servono per profilare il mio interlocutore, osservo le sue reazioni emotive, individuo che tipo di meta-programmi della PNL usa (*), e quindi se è un verso o un via da, se è un visivo un auditivo o un cinestesico (**) e quali stati dell’io tende ad attivare, se quello genitoriale, adulto o bambino (***). E noto molte altre cose. Tra l’altro i 4 pilastri della profilazione, che trovate QUI, danno le medesime competenze specialistiche da usare con gli altri.
ESEMPI
Per esempio una persona che dice: “mi trema la voce quando parlo in pubblico e mi sento giudicato” ha stati emotivi diversi da chi invece dice “quando parlo in pubblico e mi sento giudicato mi trema la voce”, perché la sequenza del suo linguaggio interno è diversa e ha origini emotive diverse. Per aiutare queste due persone a parlare in pubblico in modo sciolto ed emotivamente efficace durante il coaching bisogna attivare processi e percorsi individuali diversi tra loro.
Per quanto riguarda la profilazione ecco altri esempi.
Pilastro del come ragiona: un dirigente aziendale visivo tenderà a dare importanza più all’immagine, mentre uno auditivo giudicherà in modo feroce chi parla a sproposito. Renderlo consapevole e facendogli conoscere i sistemi di rappresentazione questo può aiutarlo a essere molto più efficace con il suo team.
Pilastro del come decide con la conoscenza dei meta-programmi della PNL: Un imprenditore verso, di fronte a una proposta che lo entusiasma tende a minimizzare i rischi; probabilmente avrebbe bisogno di un consigliere dalle caratteristiche via da che lo aiuti a vedere con più raziocinio le conseguenze delle sue azioni. Viceversa un amministratore delegato via da sceglierà e deciderà con molta oculatezza solo dopo aver analizzato in modo specifico le varie alternative, ma ciò potrebbe renderlo eccessivamente prudente e perdere in questo modo affari importanti. Un verso sceglie una Honda Hornet 600, un via da preferisce lo scooterone. Tutto questo è scaturito dai meta-programmi della PNL.
Pilastro del riconoscere gli stati d’animo: Chi stringe la mano in modo deciso e forte comunica dominanza, mentre chi stringe la mano in modo moscio sarà più disimpegnato verso quel contesto ambientale o verso la persona a cui la stringe.
Pilastro del riconoscere gli stati psicologici: Una persona con uno stato dell’io genitore tende a essere dogmatico, ricco di regole che pretende da se stesso e dagli altri, mentre uno stato dell’io bambino può essere entusiasta per ogni cosa, ma anche vittimistico nell’interpretare tutti i fatti che gli accadono.
Ogni persona è un mondo diverso e va considerato, rispettato e trattato in modo diverso.
IL COACHING
Durante le sessioni, come coach non amo dire alle persone cosa devono fare anche se molti dei clienti che vengono da me la prima volta vorrebbero proprio questo. Io preferisco spiegare alle persone cosa succede in loro, che stati emotivi hanno, se funzionano o meno rispetto ai loro obiettivi, come profilare e riconoscere gli stati emotivi degli altri e come usarli e spiego anche come attivare i propri stati mentali e il linguaggio interno per stare e vivere bene, perché è solo quando si sta bene che si ottengono i risultati in ogni campo della propria vita. Tutto ciò è applicabile sul lavoro, nella vendita, nella scuola, nello sport e nella vita privata.
MOTIVAZIONE
In più il mio compito come coach
ed esperto di profilazione non è solo aiutare il cliente a risolvere i problemi i suoi problemi ma, e soprattutto, a dargli gli strumenti per far sì che lui auto-apprenda in modo efficace il giusto atteggiamento da avere nelle varie situazioni, e quello di motivarlo a mettere in pratica e passare all’azione.
ed esperto di profilazione non è solo aiutare il cliente a risolvere i problemi i suoi problemi ma, e soprattutto, a dargli gli strumenti per far sì che lui auto-apprenda in modo efficace il giusto atteggiamento da avere nelle varie situazioni, e quello di motivarlo a mettere in pratica e passare all’azione.
Un coach che si limita a risolvere i problemi del suo cliente spesso lo costringe a tornare da lui ogni volta che ha un problema oppure per lo stesso problema. Un po’ come un dottore da cui devi sempre tornare quando stai male.
Il mio obiettivo invece è quello di far si che il cliente acquisisca l’uso delle armi, degli strumenti e delle risorse che possiede per risolversi i problemi da solo; non basta che il cliente le conosca, ma deve anche agire per usarle nella pratica quotidiana. Essere solamente consapevoli di avere un problema non serve a nulla se non si usa la motivazione per agire, per mettere in pratica ed eliminare il problema.
STRATEGIE
Un ultima cosa importante da sapere: in caso di paure, ansie e fobie a volte non serve eliminare un trauma per risolvere la situazione di disagio, anche pesante che sia, ma basta ridurne gli effetti in modo da renderli tollerabili o quasi insignificanti. Per ottenere questo bisogna usare delle strategie e nelle sessioni di coaching aiuto le persone a trovare le proprie.
Vi faccio un esempio: molti anni fa, quando avevo grosse difficoltà a parlare in pubblico, mi tremavano la voce e le gambe, le mani mi sudavano e il battito cardiaco aumentava all’impazzata; non riuscivo quasi a proferire parola. Grazie a un coach ho lavorato cercando strategie non per eliminare questi sintomi andando all’origine del “trauma”, ma per ridurne gli effetti in modo radicale. Ho dato un significato diverso a chi mi stava di fronte, ho cominciato a fare meditazione prima di parlare in pubblico e ho scoperto che l’odore del caffè aveva su di me un effetto rilassante e nello stesso tempo motivante. Ho messo in pratica queste e altre strategie. Risultato: a volte quando inizio a parlare in pubblico ho ancora i sintomi descritti sopra, ma durano solo una ventina di secondi. Li lascio passare e poi inizio tranquillamente la mia presentazione con entusiasmo ed efficacia. Non mi danno più nessun fastidio, ma anzi sono l’interruttore che mi segnala quando cominciare.
CONCLUSIONI

Il coaching aiuta, sostiene, motiva e rende le persone consapevoli, emotivamente indipendenti e in grado di risolversi i problemi che creano maggiore disagio come paura del giudizio, bassa autostima, inadeguatezza, ansia e panico, paura di sbagliare, difficoltà a relazionarsi; aiuta a ottenere risultati, a raggiungere obiettivi di performance, di vendita, sportivi, familiari e personali. E con la profilazione descritta nel sito puoi avere vantaggi competitivi importanti nelle relazioni con gli altri. E questo significa essere un o una vera leader.
Se non ci credi prova una sessione gratuita, non ti costa nulla.
Alla prossima
(*) – I meta-programmi sono strumenti che la PNL (Programmazione Neuro-Linguistica) ha scoperto e codificato per capire in che modo le persone prendono le loro decisioni
(**) – Visivi, auditivi e cinestesici sono categorizzazioni che servono a individuare, in PNL, i sistemi di rappresentazione della realtà delle persone.
(***) – I 3 stati dell’io sono stati così identificati e spiegati da Eric Berne nella sua Analisi Transazionale, che spiega come riconoscere gli stati emotivi dell’io delle persone quando si relazionano con gli altri.

