Com’è nata la PNL (Programmazione Neuro linguistica)
Nel fine settimana sono stato a Milano a conoscere per la prima volta dal vivo il 63 enne co-fondatore della PNL, Richard Bandler. È una persona eccezionale, fuori dal comune, in tutti i sensi. Se penso che gli ultimi quarant’anni, il mondo è stato in qualche modo influenzato da lui e dagli studi che hanno portato la PNL a essere uno degli strumenti di comunicazione più efficaci, mi vengono i brividi, soprattutto per il fatto di averlo conosciuto di persona.
La PNL è nata circa 40 anni fa dall’idea, dagli studi, dall’intuizione di due brillanti giovani: Richard Bandler e John Grinder. Siamo negli anni ‘70. Richard è un matematico, appassionato di informatica, mentre John è un linguista e insegna, come assistente, all’università. Si rendono conto che studiare, come si faceva a quel tempo (spesso anche ora) , chi sta male per trovare un rimedio a quel tipo di malattia non funziona così bene come studiare, invece, chi sta bene per capire come mai non si è mai ammalato. In quel periodo, i due giovani gravitavano intorno al mondo della psico-terapia e si rendevano conto che professori, luminari ed esperti in quella materia erano meno efficaci di altri i quali, senza mezzi e con difficoltà, ottenevano molto di più di loro. Così cominciarono a studiare i terapeuti eccellenti per capire come facevano a guarire così velocemente e così efficacemente il loro pazienti. Due, su tutti, furono Milton Erikson e Virginia Satir.
Nei tre giorni di convegno, a Milano, Richard ci ha raccontato diversi aneddoti della sua vita e di come è riuscito a risolvere i problemi emotivi, anche gravi, di molte persone, con il solo uso della PNL. Che non è, beninteso, la panacea di tutti i mali, ma è uno strumento di straordinaria efficacia per ristrutturare il modo di pensare, spesso limitante e doloroso, delle persone.
Perché, badate bene, non sono i ricordi a farci male o a limitarci, bensì le sensazioni associate ad essi. Infatti è ormai noto che a ogni ricordo noi associamo sensazioni, immagini e suoni. Ovvero nel momento in cui il nostro cervello memorizza, non fa altro che catturare, attraverso i sensi,immagini, suoni e sensazioni. A queste poi, dà un significato. Quando proviamo dolore per un ricordo o una fobia, per qualcosa che non vogliamo assolutamente fare, non è il ricordo che provoca paura, ansia e disagio, bensì le immagini, i suoni e le sensazioni associate al ricordo, a farci stare male. La PNL, e Bandler in testa, ci hanno insegnato a come modificare tali immagini o suoni o sensazioni, per neutralizzarne gli effetti negativi.
Così, ad esempio, se non entro in galleria perché, magari da piccolo sono rimasto chiuso in uno stanzino e sono rimasto traumatizzato, probabilmente avrò la fobia delle gallerie. Spesso la fobia è associata alla paura di morire. Ebbene, aiutando il soggetto a cambiare le immagini, i suoni e le sensazioni legate al ricordo, si aiuta il soggetto a disattivare l’associazione immagine/ricordo, che scatena la sensazione di forte paura. Questo è quello che io, come coach, e tanti altri trainer abbiamo imparato a fare negli anni, grazie a Bandler e alla PNL, e che cerchiamo di trasmettere alle persone che vengono ai nostri corsi e che ci chiamano come coach per risolvere problematiche più o meno serie, relative al lavoro o alla propria vita.
Richard ci ha dato diverse dimostrazioni, sul palco, facendo salire molti di noi, di come si può superare la paura di parlare in pubblico, di parlare con i clienti e come generare pensieri positivi che ci consentano di attingere alle straordinarie risorse che sono in noi e che aspettano solo di essere usate.
È stata anche l’occasione per rivedere alcuni compagni del Master che ho fatto anni fa e di riabbracciare i compagni del corso di linguistica fatto a Roma, qualche mese fa. Bellissima atmosfera, molta energia e soprattutto molte competenze da mettere in atto a breve. Perché non si finisce mai di imparare.
Grazie Richard.
Francesco

