Fiducia o sfiducia negli altri: come ci comportiamo?
Un lupo supplicò un contadino di nasconderlo ma, quando il pericolo fu passato, saltò fuori e volle mangiarsi il suo salvatore. «Non è giusto che tu mangi chi ti ha aiutato!» esclamò il contadino, ma il lupo ribatté: «Nessuno mai ricorda i benefici ricevuti. Perché dovrei essere io il primo a ricordarlo?». «Ti prego, lupo, sentiamo cosa ne pensano i passanti, prima di decidere».
Si trovava a passare di là un vecchio cane e confermò che il suo padrone, dopo anni di fedele servizio lo trattava, ora che non gli era più utile, con immensa ingratitudine. Giunse anche un cavallo e ammise di aver ricevuto lo stesso trattamento del cane.
Il contadino oramai disperava di dissuadere il lupo dal mangiarlo e quindi di salvarsi quando, d’improvviso, vide arrivare una volpe e, confidando nella sua astuzia, le fece un cenno d’intesa e rivolgendosi al lupo disse: «Interroghiamo anche quest’ultimo passante, poi farai quello che vorrai». «Volpe cara, questo lupo non vuole essermi grato di averlo nascosto nel sacco dai cacciatori che lo inseguivano. Cosa ne pensi?».
E la volpe: «Un lupo così grosso in un sacco così piccolo? Non posso crederlo. Fatemi vedere.» Il lupo rientrò nel sacco e subito la volpe aiutò il contadino a chiuderlo ben bene con un grosso nodo. L’uomo prese allora un bastone, riempì di legnate il lupo che era dentro il sacco e poi si girò verso la volpe e atterrò anche lei con un gran colpo in testa esclamando poi: «Sai, volpe? A forza di dirmelo hanno convinto anche me che la gratitudine non esiste affatto!». (da I libri di Gulliver)
Questa bellissima e attualissima storia ci porta ad analizzare un elemento che, di questi tempi, scarseggia fortemente: la fiducia!
Proprio oggi, parlavo con un caro amico e collega formatore, esperto di finanza comportamentale, e insieme analizzavamo brevemente la situazione finanziaria del momento cercando di capire come si può riuscire a intercettare e capire i bisogni delle persone, in questa difficile fase congiunturale della politica economico-finanziaria mondiale. In questo momento le persone sono concentrate sui problemi, più che sulle soluzioni e questo, ahimè, è un vero peccato perché molte persone stanno perdendo occasioni che non si ripresenteranno.
Ma cosa c’entra tutto questo con la fiducia?
Innanzitutto i meccanismi mentali di ognuno di noi che riguardano le strategie di investimento, spesa, rischio e crescita sono strettamente legati al nostro sistema di fiducia negli altri: in un momento come quello attuale la fiducia nel futuro è scarsa e tutto ciò porta le persone a rimanere in difesa, cioè tendono a proteggere quello che hanno, il patrimonio, ad esempio piuttosto che investirlo e rischiarlo in qualcosa che può farlo crescere. Ecco che tutto ciò produce immobilismo e stagnazione. E il circuito è vizioso, nel senso che si autoalimenta in negativo.
La mia riflessione non ha lo scopo di dare soluzioni o suggerimenti ma vuole focalizzarsi su un aspetto peculiare del comportamento umano, di carattere sociologico, ovvero: facciamo bene a fidarci degli altri oppure no? Tutti gli esperti mondiali di crescita personale (stephen covey in testa) puntano tutto, o quasi, sulle performance individuali, presupponendo che il proprio destino, il successo e la realizzazione personale dipenda esclusivamente dal proprio atteggiamento ed esclusivizzando il concetto di responsabilità personale come unico elemento caratterizzante per migliorare e per determinare il proprio destino. Quindi, a rigor di logica, l’approccio dei motivatori mondiali esperti di coaching, ai quali, beninteso io spesso mi rifaccio, suggeriscono un modello di autostima e di fiducia individuale totale che genererebbe, quindi, risultati positivi garantiti.
Leggendo Michela Marzano nel suo “Avere fiducia” qualche dubbio me lo sono posto. È proprio vero che basta avere una fiducia incommensurabile in se stessi per riuscire in tutto ciò che ci proponiamo? A mio parere, di sicuro aiuta. È anche vero che spesso fidarsi troppo degli altri, come di se stessi, può essere un rischio. In una importante rivista che spiega il funzionamento della mente ho letto un interessante articolo sull’ossitocina, una sostanza ben conosciuta dalle donne in stato interessante, che tra le sue proprietà ha anche quella di abbassare il livello di resistenza alle criticità e favorisce l’ottimismo. Sembra che questo importante neuropeptide sia presente in condizioni di eccessivo ottimismo, perché frena il funzionamento dell’amigdala, quella parte del cervello che è responsabile della paura e dell’ansia.
La mia sensazione è che la fiducia sia un po’ come una membrana sottile che si fa fatica a costruire e far stratificare, richiede tempo ed energia mentale e che, però può essere frantumata in un attimo. In definitiva, a mio modo di vedere, avere fiducia è rischioso, può metterci a nudo e a volte è pericoloso. Non solo, ma i danni che potrebbero conseguire dall’avere riposto la fiducia impropriamente possono essere ben più alti dei benefici dell’averla posta.
E quindi?
Quindi la vita forse è meravigliosa, proprio perché è imprevedibile, sconosciuta e misteriosa e nessuno è in grado di prevedere cosa accadrà. Proprio come quando decido di avere fiducia e quindi rischio. Ma il bello è proprio quello: rischiare. Si dice che chi non risica non rosica e, del resto, come dice un famoso spot televisivo Se non giochi non vinci.
E tu cosa fai nella vita, giochi?
Alla prossima.
Francesco

