Il comunicatore consapevole
Elsa aspettava che il marito tornasse a casa. Quando lui rincasò tardi dal lavoro era molto arrabbiata. “Non avverti mai con una telefonata né con un messaggio. Non sei mai sensibile nei miei confronti e devo aspettare che arrivi Natale per vederti in casa un po’ più spesso”.
La reazione della moglie indica l’esplosione di un’ondata di emozioni che provengono dal nostro emisfero cerebrale destro, deputato alle attività emozionali, olistiche, non verbali, esperienziali, e autobiografiche e non può essere arginata da argomentazioni logiche tipiche dell’emisfero sinistro, deputato, invece, all’attività logica, letterale, linguistica e lineare. L’emisfero destro ama il quadro di insieme, è intuitivo ed emotivo. L’emisfero sinistro, invece, esamina i dettagli ed è razionale. Entrambi gli emisferi sono collegati da un corpo calloso che li mette in relazione e favorisce, così, un funzionamento armonico e integrato del cervello.
A seconda di come risponde, l’eventuale reazione dell’ipotetico marito può determinare:
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la nascita di un conflitto più o meno feroce
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un esito positivo nel caso in cui il marito si dimostrasse comprensivo e capisse il punto di vista della moglie.
Pertanto se il marito cercasse di argomentare con la logica e i dettagli (“Sono tornato tardi, perché il mio collega mi ha chiesto di finire la relazione per la riunione di domani” oppure “Non è vero che che non avverto mai: sarà la seconda volta che non lo faccio e l’ultima volta è successo due mesi fa!”), la moglie si infurierebbe ancora di più, alimentando le sue emozioni negative nei confronti del marito e aumentando il livello di conflittualità. Per calmarla, invece, il marito dovrebbe rivolgersi al suo emisfero destro, alimentando sensazioni emotive positive di contrasto a quelle negative della moglie. Potrebbe, per esempio, abbracciarla e rassicurarla del fatto che lei è sempre in cima ai suoi pensieri, che gli dispiace molto e che capisce il suo disagio, cercando di avere un comportamento non verbale congruo con le sue parole. Quindi dovrebbe immedesimarsi nella moglie e cercare di assumere il suo punto di vista. Questa è empatia. Solo in un secondo tempo, quando la moglie si fosse calmata, il marito potrebbe spiegarle le ragioni del ritardo e del fatto che non aveva potuto avvertire, proponendo soluzioni eque e discutendo di cosa fare nel caso si ripresentasse una situazione del genere.
Questo meccanismo è spesso alla base di ogni atteggiamento conflittuale: chi è in uno stato emotivo alterato sta usando quasi esclusivamente l’emisfero destro. In qualità di comunicatore consapevole dei meccanismi mentali, invece di rispondere con l’emisfero sinistro (spiegazioni logiche e razionali) dovrei invece rispondere con l’emisfero destro creando una situazione di empatia emozionale con il mio interlocutore ed evitare che la situazione conflittuale degeneri. Un altra strategia consiste nel non minimizzare l’accaduto e le emozioni altrui, ma stimolare a raccontare più dettagli possibili, favorendo così l’intervento dell’emisfero sinistro nel mettere ordine tra sensazioni forti provenienti da quello destro. L’obiettivo finale è sempre consentire ai due emisferi di comunicare tra loro in modo equilibrato.
Facciamo un esempio di come potrebbe essere utile comportarsi in casi del genere.
Se sono in macchina e al volante c’è una persona che sta guidando la sua nuova auto con euforia ed entusiasmo e questo lo porta ad esagerare con la velocità, anche in condizioni difficili (curve, buio, ecc.). Se io voglio che rallenti non ottengo nulla facendo leva su informazioni relative alla velocità (“Guarda che stiamo andando a 180 Km orari!!”) o su dettagli logici e razionali (“Rallenta, perché ci sono i lavori in corso e in questi casi non si possono superare i 90 km orari perché potremmo investire gli operai in autostrada!!” ) ma dovrei , invece, far leva su elementi emozionali che spingano l’emisfero destro a delegare parte della sua attività a quello sinistro (“Certo che è fichissimo andare così veloce, anche se potremmo andarci a schiantare da un momento all’altro: pensa che direbbe tua moglie vedendoti all’ospedale!!”).
Oltre all’integrazione “orizzontale” tra i due emisferi è opportuno che si riesca ad ottenere anche un buon livello di integrazione “verticale” delle varie aree del cervello. Quelle che si trovano in alto (lobo prefrontale) sono deputate alla riflessione e all’analisi dei dati, mentre quelle più in basso (olb brain) sono collegate all’istinto, alle reazioni viscerali e alla sopravvivenza (qui vi ha sede l’amigdala). L’integrazione consiste nel essere consapevoli di ciò che sta accadendo e collegare il “piano di sotto” (amigdala), responsabile della paura e della rabbia, con il “piano di sopra” (corteccia prefrontale), dove avvengono i processi di pensiero, strategia e pianificazione. Per esempio, quando prendiamo una decisione è importante coniugare l’attività di analisi e di pianificazione con giudizio con quella emotiva che ci fa sognare e immaginare.
Essere consapevoli significa, quindi, riconoscere quando sta arrivando una crisi collerica a noi stessi o agli altri. In caso di litigio, conflitto o situazione emozionale difficile, è importante agevolare l’integrazione tra le diverse parti o aree funzionali del cervello che, se funzionano in modo disomogeneo e squilibrato, possono causare difficoltà di regolazione emotiva. Per usare una metafora è come se durante la nostra attività cerebrale navigassimo in mezzo a un fiume, che chiameremo il fiume del benessere dove da una parte c’è la riva del caos totale, dove c’è mancanza totale di controllo (emisfero destro) e dall’altra la riva della rigidità dove c’è controllo totale (emisfero sinistro). La navigazione ottimale, in ogni situazione è equidistante dalle due rive.
Come si raggiunge questo obiettivo? Come si può navigare nel fiume del benessere emotivo in modo equilibrato: con la consapevolezza di ciò che sta accadendo.
Il comunicatore consapevole è una persona equilibrata, capace di comprendere il suo mondo e quello degli altri sia attraverso la logica che attraverso le emozioni. Sia fidandosi dell’istinto e accettando le situazioni, quando è il caso, sia domandandosi “perché” quando c’è da chiederselo. Essere consapevoli significa: sapere cosa sta accadendo.
Scopo di questo articolo è farvi sapere cosa accade nel cervello quando ci arrabbiamo o quando si arrabbiano gli altri, farvi capire come funziona e cosa fare, quindi, di volta in volta. Questo è il compito del coach, spiegare come funzionano i processi affinché le persone sappiano cosa fare per ottenere un certo risultato, che è quello da loro atteso.
Alla prossima
Francesco.

