Come cambiare il modo di pensare nel business
Il nostro livello di pensiero condiziona la risoluzione dei nostri problemi
L’attuale modello di business strategico, è ormai obsoleto e dannoso. Lo testimoniano la crisi di molti settori imprenditoriali, ma anche l’eccessiva frammentazione di imprese, l’improvvisazione imprenditoriale, la superficialità di approccio, l’incapacità di aggregarsi. Spesso, nel mio ruolo di coach, mi sento dire “se c’avessi i soldi…..”. Le soluzioni sono da cercare altrove, perché soldi potrebbero continuare a non esserci.
Viviamo in un momento difficile. Per molti c’è poco lavoro (o per nulla), poche opportunità, mutui da pagare, meno soldi e diversi problemi da risolvere. Molti si salvano perché hanno alle spalle i genitori. Ma presto anche quel rubinetto potrebbe esaurirsi. Come uscirne? Come trovare un nuovo lavoro? Come trovare nuove opportunità di business?
La risposta a tutte queste domande è: le soluzioni sono già tutte dentro di noi!
Il problema vero è che spesso siamo convinti le che soluzioni siano AL DI FUORI, ed è là che erroneamente le andiamo a cercare. Siamo abituati a deresponsabilizzarci in ogni contesto della nostra vita, sia a casa che sul lavoro. Pensiamo che la causa dei nostri problemi sia al di fuori di noi e la stessa cosa vale per le soluzioni. Volete un esempio? Pensiamo al nostro modo abituale di parlare quando c’è qualche problema. Di solito usiamo espressioni quali: “mi hai fatto arrabbiare” “non farmi innervosire” “questo tempo mi rende nervoso” “non mi capisci”. Tutte frasi basate sulla deresponsabilizzazione. Il mio compito è quello di facilitare e di aiutare a trovare il modo di risolvere le situazioni. Vediamo, quindi, come dovremmo cambiare le frasi se davvero fossimo sempre responsabili:
- “mi sono arrabbiato”
- “non devo innervosirmi”
- “c’è qualcosa in me che mi rende nervoso”
- “mi sono spiegato male”
L’etimologia della parola respons-abile è: abile a rispondere. Sono sempre IO la persona chiamata all’azione che risolve le mie situazioni. Sono sempre IO la causa della mia inefficienza. Su questo aspetto, durante i corsi e l’affiancamento in azienda, trovo spesso muri spessi di convinzioni limitanti di persone che sostengono strenuamente che le cause, le provocazioni, la congiuntura negativa è qualcosa di inevitabile e incontrollabile che ci colpisce per la quale qualcuno dovrebbe fare qualcosa. Diceva J.F. Kennedy: “Invece di pensare cosa può fare l’America per voi, perché non pensate cosa potete fare voi per l’America!”. Signori e signore, i governanti che critichiamo che rubano e che ci scandalizzano li abbiamo scelti e votati noi, il sistema politico lo abbiamo voluto noi. Le banche hanno il monopolio economico e finanziario mondiale perché noi glielo consentiamo. Le mogli, i mariti e i clienti ci lasciano perché non abbiamo fatto abbastanza per tenerceli. Lamentarsi e fare le vittime non serve a nulla, se non a commiserarsi: è un grande spreco di energia mentale e fisica.
Cominciamo a fare qualcosa NOI. La parola d’ordine è AZIONE. Per prima cosa cominciamo da COME CI PARLIAMO. È ormai scientificamente provato che le parole che usiamo GENERANO il nostro stato d’animo. Se ci svegliamo la mattina pensando “oggi sarà una giornata pesante”, daremo al nostro cervello un input ben preciso e lui ci porterà dritto sulla pesantezza. Cosicché, a fine giornata, stravolti, potremo dire “visto, avevo ragione”. Siamo maestri del vittimismo, così come siamo bravissimi nell’auto sabotarci, pur di avere ragione. La felicità, ahimè non è avere ragione, bensì fare la cosa giusta, per noi e per gli altri. Diceva il Buddha in una delle sue frasi illuminanti: “Preoccupati di essere felice, non di avere ragione”.
Ecco alcuni consigli, da coach, per avere una comunicazione con se stessi più efficace per risolvere i problemi:
- Evita frasi negative tipo: “non ce la faccio”, “non ci riesco” e sostituiscile con frasi tipo:se mi impegno posso riuscire, non c’è nulla che io non possa risolvere.
- Prendi carta e penna e scrivi le domande che ti vengono in mente quando hai un problema. e trasformale in domande che si concentrano sulla soluzione e non sul problema. Esempio trasforma: “perché ho perso il lavoro?” in “a chi posso chiedere, per trovare un nuovo lavoro? Dove posso andare a cercare un nuovo lavoro?”
- Frequenta persone positive e di successo. Avranno un linguaggio positivo, più energetico e incentrato sulle soluzioni piuttosto che sui problemi. Ti daranno consigli dal loro punto di vista.
Le risposte sono tutte dentro di te: fatti però le domande giuste. Spesso le domande giuste non c’entrano nulla con gli elementi che hanno generato il problema. Parola di coach.
Ti auguro, come sempre, ogni bene!
Francesco Di Bitonto

