Smettere di fumare con Francesco Di Bitonto
Non sono uno di quei guru della formazione spettacolarizzata che ti fanno salire sul palco e con qualche magia ti eliminano la fobia del pubblico o la paura di guidare in autostrada. O ti insegnano a non essere dimessi con il tuo capo ma a diventare aggressivi e cazzuti, con il rischio di essere licenziati, ma felici. Basta con queste location formative che sembrano uscite da Mediaset, dove c’è un protagonista assoluto sul palco, osannato come il capo di una congrega, che corre, salta, grida e con una bacchetta magica fa miracoli. Una sorta di pifferaio a cui non puoi resistere. E gli spettatori che rispondono entusiasti di tutto ciò che vedono. La gente vuole risposte e va ai corsi di formazione e paga per portarsi a casa soluzioni, strumenti, modelli e tecniche che possono usare e spendere nella vita di tutti i giorni. Un pifferaio non serve a nulla.
Al contrario, in qualità di coach di processi relazionali, sono sempre alla ricerca di capire cosa funziona e non funziona nella comunicazione tra gli individui, perché le persone fanno quello che fanno e come aiutarle a migliorare. Il mio approccio formativo e di trainer, così come di coach, non vuole mai essere invasivo, ovvero non voglio trasferire alle persone che seguo la mia mappa dei pensieri, i miei giudizi e pregiudizi e il mio modo di vedere, così come le mie soluzioni. Io credo che se dai a una persona una tua soluzione lui eseguirà qualcosa che hai pensato tu e non che ha creato lui. Magari funziona, ma non sarà mai come quella sorta di auto-apprendimento che ti fa imparare le cose provandole, con consapevolezza e non perché te l’ha detto qualcuno. Certo, la PNL, che uso soprattutto solo come strumento per ottenere i risultati che voglio, ti insegna a modellare, ovvero replicare strategie di altri per essere efficaci. E spesso funziona. Infatti se ti comporti come il migliore in quella cosa, otterrai gli stessi risultati. Così come se ti do’ la ricetta del miglior pollo del mondo, puoi replicarla. Io sono però dell’idea che l’apprendimento, la formazione, il miglioramento individuale sia ancora più efficace quando sei tu stesso a crearlo, alimentarlo, provocarlo e realizzarlo. Se impari a fare qualcosa da solo, lo imparerai per la vita e saprai fare quella cosa meglio di chiunque altro. Per farlo a volte hai bisogno di strumenti e per evitare di sbagliare in continuazione, hai bisogno di sapere come funziona e come non funziona. Ecco il ruolo del coach: spiegarti cosa funziona e cosa non funziona per ottenere il risultato che vuoi. Spesso in aula, scherzando, dico che essere efficaci nella propria comunicazione non significa sempre e necessariamente andare d’accordo con tutti, ma anche saper mandare a quel paese qualcuno…. con efficacia. In modo che quel qualcuno non si presenti più: questa è l’efficacia! Ovvero raggiungere l’obiettivo che mi sono prefisso. Se sono un medico donna, molto brava e molto attraente, essere empatica, ascoltare gli altri, creare rapport potrebbe crearmi dei problemi con qualche paziente invadente che si invaghisce di me e non mi lascia più in pace. In questa situazione, conoscendo gli strumenti e sapendo cosa funziona e cosa non funziona nella comunicazione efficace, metterò in atto delle strategie per evitare di creare eccessiva empatia e di creare rapport. Se voglio che il paziente stia al suo posto farò in modo che ciò avvenga. Senza perdere la mia professionalità e la stima e il rispetto dei miei clienti.
Ma dirò di più
C’è uno strumento straordinario che è alla base del mio essere coach con gli altri (ma anche con me stesso) che funziona più di tutti e che posso dire che è la base dell’efficacia nella comunicazione sia con gli altri che con me stesso: le domande.
Fare le domande giuste al momento giusto. Fare le domande pertinenti, nel giusto modo. Fare le domande adatte alla situazione, al contesto, al momento, alle emozioni presenti.
Con il coaching fare le domande al cliente lo porta a pensare, riflettere, ragionare. Lo porta a focalizzarsi su quello che gli serve per raggiungere il suo obiettivo. Spesso in aula e con le persone mi limito a fare domande. Non mi serve altro. Il resto lo fanno loro. Il punto è fare le domande giuste nel giusto modo e al momento giusto. Le domande sono come dei semini che vengono piantati: prima o poi germoglieranno e daranno frutti. È soggettivo, dipende da persona a persona. C’è chi fa germogliare i semini subito e dal giorno dopo il corso o la sessione di coaching ottiene risultati. Altri ci mettono giorni, altri ancora settimane e così via. È solo questione di tempo, prima di vedere i risultati. Ecco perché le sessioni formative del facilitatore di processi relazionali sono così efficaci e, passatemi la presunzione, figlia solo dei risultati che mi raccontano, così richieste.
Ma, direte voi, tutto questo cosa centra con lo smettere di fumare?
Con il coaching, con gli strumenti e con le domande aiuto il cliente a smettere di fumare nello stesso modo che vi ho descritto sopra: con la consapevolezza di cosa funziona e cosa non funziona aiuto le persone a raggiungere da sole il loro obiettivo. Non sono io che le faccio smettere di fumare, sono loro che, con gli strumenti che metto loro a disposizione, smettono.Qual è la differenza rispetto a tutti gli altri metodi? Eccovi un piccolo elenco di motivi:
– non è invasivo. Non entro nel subconscio delle persone, come farebbe un terapeuta per capire le cause e rimuoverle. A volte può essere doloroso. Può capitare che il cliente faccia emergere problematiche psicologiche legate al fumare. Nono sono io a occuparmene. Io li aiuto solo a capire cosa fare per smettere. E comunque quando emergono problematiche psicologiche spesso è un bene perché il cliente prende consapevolezza di qualcosa di cui era all’oscuro.
– non deriva da un dovere o da un obbligo. Quando siamo obbligati o costretti a fare una cosa (una dieta, uno sport, una cura) una volta raggiunto l’obiettivo c’è una ricaduta e ricominciamo tutto da capo, se non peggio di prima. Se vuoi approfondire il concetto di obbligo e responsabilità leggi il mio articolo.
– non dà soluzioni. Non dico alle persone come smettere di fumare, perché darei una mia soluzione a un loro problema. Piuttosto aiuto le persone a capire quale soluzione (perché spesso ce n’è più di una) è più funzionale per smettere di fumare in modo definitivo. In alcuni casi è addirittura meglio continuare a fumare finché non ci sono le condizioni psico-fisiche ed emotive per farlo. Ma questo lo capisce e lo decide sempre il cliente.
Ecco la testimonianza di una delle persone che hanno smesso di fumare nel modo che vi ho raccontato:
Per smettere di fumare con Francesco Di Bitonto occorrono alcune sedute di coaching e a volte costa di più che farlo con altri metodi e palliativi estemporanei che rimuovono gli effetti, ma non il problema. Ma ognuno è libero di scegliere come farlo.
Anzi, magari a qualcuno basterà leggere questo articolo per smettere, e io ne sarei davvero felice!
Ciao a tutti!
Francesco

